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Clio, la mascotte dell’ufficio d’ingegneria

Una favola a lieto fine che vogliamo regalarvi in questo periodo prenatalizio dopo quello della gatta Zoe e dei suoi cuccioli. Questa volta vi narriamo la vera storia di Clio.

Per conoscere meglio questa avventura abbiamo contattato la persona che ha fatto da trait d’union tra il ritrovamento e l’adozione. Il suo nome è Alduccio, ingegnere dell’azienda di software industriali Team Byte in provincia di Parma.

L’ingegnere è un amante di gatti: ha una femmina che si chiama Birba, di nome e di fatto. Forse per mancanza di spazio non ha mai pensato di adottare un cane, ma con Clio è stato diverso, anche se non possiamo parlare di adozione vera e propria.

Clio la mascotte dell’ufficio d’ingegneria
Clio in ufficio poco dopo l’adozione

L’abbandono

Ma facciamo un passo indietro e torniamo a circa un anno fa. È inverno, fa freddo come può far freddo nella bassa parmense in dicembre: anche quando il termometro non scende sotto lo zero, l’umidità ti penetra nelle ossa e ti rimane addosso finché non trovi un luogo accogliente e un pasto caldo che ti ristori. È buio, in inverno i lampioni si accendono presto e gli addobbi natalizi illuminano a festa anche le strade più deserte. Nonostante l’atmosfera e l’avvicinarsi delle feste, però, non tutti conoscono il significato della parola amore. È il caso di una cagnolina meticcia di circa sette mesi. Ancora non ha un nome e nemmeno una casa. Forse prima aveva sia l’uno sia l’altra, ora non più. I suoi occhi tristi osservano spaesati l’ambiente circostante senza riconoscerlo. Le sue quattro zampette infangate scivolano sull’asfalto ghiacciato alla ricerca di una direzione che non trovano. Il cuore infreddolito ha rallentato il proprio battito: ha freddo, fame, paura, si sente sola e abbandonata in un posto che non ha mai visto prima. Siamo alle porte di Parma, improvvisamente un’auto si blocca accanto a un fosso di una strada di campagna. La persona alla guida ha visto un luccichio provenire da quel fosso. L’auto, una Clio rossa (particolare importante in questa narrazione, ndr) si ferma con i fari accesi. Qualcuno scende e si avvicina al bordo della strada. Non capiamo se uomo o donna perché i nostri occhi sono puntati al luccichio che proviene dal fosso. Lo sguardo dell’autista incontra quello spaventato di un cagnolino sporco, infreddolito e forse denutrito. Non è facile avvicinarlo perché l’animale si mette sulla difensiva, ma la persona che le sta di fronte si dà da fare per trasmetterle fiducia. Continua a guardarla negli occhi, ma con espressione dolce e comprensiva, affinché la cagnolina non si senta minacciata o addirittura sfidata. Accenna anche qualche parola di conforto e una mano si protrae verso l’animale per una calda carezza confortante. La cagnolina decide di dare un po’ fiducia alla persona sconosciuta, non ha nulla da perdere, si lascia prendere in braccio e sale sulla Clio rossa. Il viaggio sembra infinito, ma almeno si sta al caldo. Prima di raggiungere la destinazione finale spostiamo l’attenzione su un altro avvenimento.

Clio la mascotte dell’ufficio d’ingegneria
Clio, la mascotte dell’ufficio d’ingegneria

Due storie che si intrecciano

Il periodo è il medesimo. La località differente, ma non troppo distante. In un paese, sempre alle porte della città ducale, due donne hanno appena dovuto dire addio alla loro cagnolina, che le ha lasciate dopo una lunga malattia. Sono tristi e non si danno pace. Sono donne che conoscono bene la parola amore e un amico decide di far loro un regalo. L’amico è Alduccio, è proprio lui, infatti, che telefona al veterinario della sua gatta Birba per sapere se per caso c’è qualche cagnolino trovatello da adottare. A questo punto le due storie si intrecciano: il veterinario cerca di soddisfare la richiesta e trova proprio la cagnolina salvata da una persona sconosciuta alla guida di una Clio rossa. La cagnolina è stata ritrovata in condizioni pietose, denutrita, spaventata, sfiduciata. Un bagno caldo e i vaccini necessari ed è finalmente pronta per essere accolta con amore dalla signora Pierangela e dalla sua governate Tamara, vicine di casa dello Team Byte Engineering, dove oggi Clio – e come potevano chiamarla se non così – è diventata la mascotte dell’ufficio, riceve coccole e biscottini da tutto lo staff e succulenti pranzetti preparati con amore da Tamara. Pian piano, dopo un anno dal suo ritrovamento e adozione, sta acquistando di nuovo fiducia negli esseri umani e manifesta gratitudine alle persone che oggi le danno tanto amore!

Insomma un buon esempio da imitare. Che ne dite? 

21 dicembre 2018
# cane, adozione, abbandono,

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